Lettera dalla Sanac, gli operai scrivono alle ambasciate straniere: "Comprate il gruppo"
La richiesta di avviare una collaborazione commerciale è stata inviata a Corea del Nord, Cuba, Venezuela, Brasile, Bielorussia, Laos e Vietnam. "Le istituzioni italiane hanno operato per far cessare la nostra attività"

Andrea Bordigoni, uno dei due operai Sanac che ha scritto alle ambasciate straniere
Massa, 3 maggio 2023 – Non capita spesso, a dire il vero mai, che due operai scrivano ad ambasciate di questo o quel paese. Tanto meno se l’oggetto della missiva è chiedere a uno stato extra Ue di rilevare la loro azienda. A creare un precedente sono stati due operai della Sanac: Andrea Bordigoni e Simone Marchini. Nella lettera dove spiegano i motivi di una scelta così inusuale, scrivono che "negli anni abbiamo ricevuto dai governi italiani tante promesse e nulla di fatto. Solo il 15 aprile scorso abbiamo parlato con il ministro Urso, fratello d’Italia. Nulla di fatto. Il 17 aprile siamo andati a Roma, al Ministero, ancora nulla di fatto. Intanto vediamo che è stato smantellato il Reddito di cittadinanza. Vediamo la segretaria del PD che parla del colore dei vestiti. Vediamo “il capitano” della Lega che vaneggia di ponti e altre grandi opere. Vediamo candidati a sindaco di Massa che in questa campagna elettorale parlano di piazze, panchine, aiuole. Ma la nostra fabbrica non ha commesse". E dopo questa lunga premessa, i due entrano nel vivo: "Prima di gettare la spugna dobbiamo provarle tutte. E abbiamo fatto quello che il governo e le istituzioni non vogliono fare: abbiamo scritto una lettere alle ambasciate di Cuba, Venezuela, Brasile, Bielorussia, Corea del Nord, Laos e Vietnam per verificare un interessamento delle aziende o dei governi di questi paesi per ciò che produciamo. Una produzione di alta qualità già nota nel mondo. In passato abbiamo già lavorato per l’estero. Avremmo scritto anche all’ambasciata della Federazione Russa, ma la guerra impedisce di riprendere relazioni commerciali preesistenti con quel paese. Ma noi vogliamo difendere i nostri posti di lavoro con ogni mezzo. Anche se questo comporta il far emergere la verità: al governo Meloni oggi, come al governo Draghi ieri, non interessa nulla della Sanac, della produzione, degli operai e delle famiglie degli operai". Poi Bordigoni e Marchini presentano la lettera che hanno inviato: "Siamo delegati sindacali della Sanac, azienda che produce materiali refrattari per la siderurgia, presente in Italia con quattro stabilimenti: Massa, Vado Ligure, Gattinara, Grogastu. Le principali commesse dell’azienda sono storicamente legate alla fornitura della ex ILVA di Taranto, ma abbiamo fornito anche aziende estere nella Federazione Russa, Brasile, Francia, Germania, Svezia e vari altri paesi. A seguito della crisi dell’acciaio italiano la nostra azienda è avviata a una morte lenta da alcuni anni: mancano le commesse, seppure non manchino i potenziali clienti. Benché il governo italiano definisca la nostra produzione di interesse strategico e di fatto sia il dirigente dell’azienda, in amministrazione controllata dal febbraio 2015, le istituzioni operano per cessare la produzione. Noi lavoratori siamo impegnati a impedire questa prospettiva: tavoli con il Governo e iter burocratico-sindacali non hanno dato finora alcun risultato. Poiché siamo consapevoli della qualità della nostra produzione, siamo noi operai che per trovare una soluzione positiva siamo costretti a mobilitarci per cercare commesse. Ecco il motivo di questa lettera. In virtù di una lunga esperienza di relazioni con l’estero, siamo a chiederVi di valutare l’interessamento per far rientrare gli stabilimenti Sanac nel novero delle collaborazioni commerciali con il Vostro paese. Vi comunichiamo la nostra disponibilità a un incontro per dare concretezza a questa prospettiva".
Dal quotidiano di Firenze "La Nazione" di mercoledì 3 maggio 2023